Normative sulle emissioni odorigine - Alpenwald - Alpenwald srl Trento

BIOCOMBUSTIBILI CIPPATO E LETTI FILTRANTI
Vai ai contenuti

Menu principale:


QUADRO NORMATIVO
_______________________________________________________________


I metodi per quantificare le emissioni odorigene (olfattometria dinamica, monitoraggi olfattivi) sono realtà consolidate dal punto di vista tecnico (norma UNI EN 13725: 2004). A livello normativo la questione odori è stata solo di recente introdotta nel Testo Unico Ambientale (D. L.vo 152/2006) con il D.L.vo. 15/11/2017 n. 183.
Questo tema in Italia è fin'ora stato formalizzato nel solo DM 29 gennaio 2007 “Linee Guida MTD per gli impianti di trattamento meccanico – biologico soggetti ad AIA”. Tale decreto riporta che i presidi ambientali di abbattimento (biofiltri o scrubber) posti a trattamento delle emissioni gassose originate da questi impianti hanno un valore limite di emissione pari a 300 ouE/m3.
Nel quale si prescrive la valutazione degli odori secondo olfattometria dinamica, secondo criteri disparati e facenti riferimento ad ambiti regionali.
Gli odori, infatti, pur rappresentando un impatto ambientale importante per uno stabilimento produttivo ed essendo la fonte principale delle eventuali criticità nei rapporti con il territorio circostante, non erano fino ad oggi contemplati dal Testo Unico sull’Ambiente.

Questa lacuna ha favorito il proliferare di una serie di provvedimenti normativi regionali, tramite i quali le singole regioni hanno definito delle linee guida a disposizione delle Autorità Competenti per il rilascio delle autorizzazioni e agli operatori per fornire un quadro tecnico di riferimento.

COSA CAMBIA? Le novità normative del D.L.vo. 183/2017 in materia di emissioni odorigene

A partire dal 19 dicembre 2017 la competenza in materia di odori continua ad essere regionale, espressa a disposizione di legge, razionalizzando e ufficializzando una serie di poteri già previsti da leggi regionali.

L'art. 272-bis del “Testo Unico Ambientale” stabilisce il potere delle autorizzazioni di stabilire, secondo quanto riportato nell'art. 271:

1. valori limite per sostanze odorigene espressi in termini di concentrazione (mg/Nm3);
2. prescrizioni impiantistiche e localizzative, con l'obbligo di attuare piani di contenimento  e di soluzioni tecniche per l'abbattimento;
3. portate massime specifiche e concentrazioni massime allo scarico che siano espresse in termini di unità odorimetriche (rispettivamente ouE/s e ouE/m3) per le emissioni odorigene;

Le emissioni in atmosfera, governata dall'art. 269 del D.L.vo. 152/2006, “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti” prescrive la necessità di dotarsi di apposita autorizzazione per tutti gli impianti producenti emissioni. L'art. 279 fissa le sanzioni.

Con la nuova disposizione normativa, si colma un importante vuoto legislativo. La molestia olfattiva è stata fin'ora ricondotta alla fattispecie di getto pericoloso di cose, disciplinato nell'art. 674 del codice penale, che contempla le voci di offesa e molestia. Spettava così al Giudice il compito di valutare l'entità delle emissioni, secondo il criterio della tollerabilità, quindi difficilmente oggettivabile. Le misure contenute nel nuovo testo normativo dell'art. 272-bis consentono di valutare la legittimità delle emissioni odorigene su dati di carattere obiettivo.

Negli altri stati europei, permane la tendenza di definire dei limiti emissivi da applicare agli impianti di compostaggio. Questo perché:
sono impianti caratterizzati da emissioni generalmente non tossiche ma fastidiose dal punto di vista olfattivo e possono causare lamentele nella popolazione che vive nelle vicinanze;
usano una tecnologia relativamente semplice, che non varia molto da un impianto all'altro. Cosi, grazie ai dati accumulati nei monitoraggi condotti in passato in altri impianti, è possibile predire la configurazione impiantistica al fini di garantire che un nuovo impianto possa soddisfare un limite emissivo stabilito. In questo ambito possiamo individuare come riferimento la norma S 2205 -1 dell’Austria (ONORM S 2205 – 1, 1997), che fissa un limite pari a 300 ouE/m3 in uscita dai presidi.



Torna ai contenuti | Torna al menu